21 Aprile 2024

CELLULE STAMINALI MESENCHIMALI (sperimentale)

Le cellule staminali mesenchimali (MSC) (da non confondere con le cellule staminali ematopoietiche del sangue) sono cellule immature, indifferenziate che possono essere prelevate dal midollo osseo (generalmente dalla cresta iliaca) o dal grasso del paziente.
Le MSC da tessuto adiposo, infatti, si possono utilizzare almeno attraverso tre vie:

1) la coltura ed eventuale espansione in vitro. Selezionando le cellule che aderiscono alla plastica si ottengono cellule con i marker di cellula mesenchimale (CD105+, CD73+, CD90+, CD45-. CD34-, CD11b-, CD14-, CD79a-, HLA-DR-) in grado di differenziare nelle tre linee mesodermiche (osso, cartilagine e grasso). Questa opzione però è poco applicabile alla pratica clinica se non attraverso le procedure di Good Manufacturing Practice che rendono le cellule un farmaco. Inoltre, le stesse MSC concentrate rispetto a quelle coltivate in laboratorio sono più efficaci oltre che più pratiche in termini di rischi, costi e tempo.

2) La digestione enzimatica del tessuto adiposo che consegna nelle mani dell’operatore una popolazione eterogenea di cellule che contiene, oltre alle MSC, cellule endoteliali, leucociti e pre-adipociti. Questo sotto-prodotto della digestione enzimatica è definito SVF.

3) la microframmentazione del tessuto adiposo (μFAT, microfat). Mentre la SVF è una popolazione eterogenea di cellule separate le une dalle altre e che ricade sotto il concetto di dose-efficacia, il μFAT è un vero proprio trapianto di tessuto minimamente manipolato che confida maggiormente sulla qualità cellulare piuttosto che sulla quantità cellulare. Il μFAT è composto da cluster con un diametro che varia dai 200 ai 500 μm dove all’interno abitano le cellule che si trovano nella SVF incuneate in uno scaffold adipocitario che protegge le cellule dall’anoikis, la morte per mancata adesione, e da altri eventuali stress. Le MSC contenute nei cluster hanno una grande vitalità e possono differenziare nelle tre linee mesodermiche a prova della loro multipotenza. A ragione del fatto che è più importante la qualità cellulare anziché la quantità cellulare, è stato dimostrato in un modello animale di ischemia periferica cronica che un’iniezione di 500μl di μFAT (che contengono circa 2x104ADSC) recupera la perfusione dell’arto meglio della sola iniezione di 1x106 di ADSC.
Le MSC a contatto con altre cellule, possono differenziarsi quindi nelle tre linee mesodermiche, come le cellule della cartilagine (condrociti), cellule ossee (osteoblasti) e cellule del grasso (adipociti). Il tessuto adiposo contiene circa 500 volte il numero di cellule staminali contenute nel midollo osseo, ecco perché recentemente è diventato il sito preferito per ottenerle. Le MSC accuratamente trattate, vengono quindi infiltrate nell’anca del paziente stesso, dove esercitano azione fortemente antinfiammatoria, antidegenerativa e di stimolazione della produzione di cartilagine.
Se ne sconsiglia l’uso in persone anziane (il cui tessuto adiposo ha un numero molto basso di MSC) e nelle fasi avanzate di artrosi con completa usura della cartilagine di uno o più compartimenti del ginocchio e grave deformità che determina una sbilanciata distribuzione del peso rendendo inutile il trattamento.

Il trattamento con le cellule staminali mesenchimali è una procedura ambulatoriale che avviene in 3 fasi:

1) anestesia locale;
2) prelievo di 60 ml dal grasso per ombelicale dell’addome. Il prelievo si effettua con un ago lungo e sottile tramite una microincisione; il grasso prelevato finisce in una speciale dispositivo al cui interno sono presenti microsfere di metallo che inducono la microframmentazione del grasso, separando le cellule mesenchimali intatte dal prodotto di scarto e favorendo il completo lavaggio del tessuto processato, agevolando l’eliminazione di tutti i residui;

3) infiltrazione nell’anca solo delle cellule staminali mesenchimali estratte, iniziando a sviluppare il loro effetto antinfiammatorio, antidegenerativo e di stimolazione della cartilagine.
È sufficiente una somministrazione unica.
Ad oggi tale metodica non è coperta dal SSN ed ha un costo che oscilla dai 2500 ai 3000 euro.

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