18 Luglio 2024

CORTISONE

Le infiltrazioni di cortisone prevedono l'iniezione del farmaco direttamente nell'articolazione. Sono disponibili corticosteroidi a rapida azione e di breve durata utili, in caso di patologie acute in cui si vuole ottenere un effetto immediato, e corticosteroidi ad insorgenza più lenta ma prolungata che si utilizzano, invece, nel caso di patologie croniche. Generalmente si associano ad un anestetico locale (lidocaina). Lo schema terapeutico varia in base al tipo di patologia e alla sua gravità: l'approccio standard prevede un'infiltrazione a settimana per un numero variabile di volte (da tre a cinque), ma in virtù dei possibili effetti collaterali alcuni medici raccomandano di non superare le 3-4 infiltrazioni all'anno, separandole di almeno un mese. Il potente effetto antinfiammatorio ed immunosoppressore del cortisone contribuisce a dare sollievo da dolore e versamenti articolari nella fase acuta della patologia. Si impiega il cortisone nelle fasi acute delle artropatie, quando il dolore e l'infiammazione sono importanti e limitano fortemente la mobilità articolare.

Azione antinfiammatoria

I cortisonici esplicano diverse azioni antinfiammatorie:
  • diminuiscono arrossamento, gonfiore ed edema;
  • inibiscono la migrazione dei monociti;
  • riducono i linfociti circolanti;
  • bloccano il MIF (fattore inibente la migrazione dei macrofagi);
  • tramite la lipocortina, bloccano la tappa iniziale di liberazione dell'acido arachidonico che dà origine alla cascata infiammatoria;
  • l'azione antinfiammatoria dei cortisonici è riferibile al blocco della sintesi di prostaglandine pro-infiammatorie attraverso il blocco della trascrizione della ciclossigenasi 2 (responsabili di edema, iperalgesia, eritema e regolazione della temperatura corporea) e leucotrieni pro-infiammatori (che agiscono da fattori chemiotattici, stimolano la produzione di radicali liberi e determinano broncocostrizione);
  • l'azione immunosoppressiva dei cortisonici è inscindibile da quella antinfiammatoria, che a sua volta è parallela agli effetti sul metabolismo glucidico ed antinfiammatorio; tutti questi effetti non sono invece direttamente correlati a quelli sulla ritenzione di sodio.

Terminata la sua azione con un emivita di circa 30 minuti, il cortisone viene metabolizzato al livello epatico con formazione di idrocortisone, glucoronato e successivamente eliminato per via renale.


Effetti collaterali

Generalmente locali, anche se una piccola parte viene assorbita e può dare effetti sistemici.

  1. acuti: reazione infiammatoria, con dolore e rossore locali che tendono a risolversi nell'arco di 24 ore, spontaneamente o tramite l'ausilio di farmaci antinfiammatori non steroidei; atrofia cutanea e la depigmentazione della parte trattata rappresentano la possibile conseguenza dello stravaso di cortisone attraverso il tragitto dell'ago nella pelle circostante.
  2. cronici: può causare un aggravamento di patologie preesistenti:
  • ipertensione, edemi, ritenzione idrica, ipokaliemia, glaucoma, aggravamento di insufficienza cardiaca congestizia (per aumento ritenzione di sodio ed escrezione di potassio);
  • osteopenia (per riduzione dell’assorbimento intestinale di calcio e aumento della sua escrezione);
  • iperglicemia, insulino-resistenza, diabete mellito (aumento della glicogenosi dagli aminoacidi e diminuzione dell’utilizzo periferico del glucosio);
  • atrofia muscolare, degenerazione dei legamenti e dei tendini, fragilità capillare (petecchie), ritardata guarigione delle ferite, disproteinemia (per aumentato catabolismo proteico eccetto nel cuore e nel sistema nervoso centrale);
  • ridistribuzione del grasso corporeo (per aumentato catabolismo dei lipidi);
  • insonnia, depressione alla sospensione del farmaco (per aumento del tono dell’umore);
  • aumento dell’emoglobina, dei globuli rossi e dei neutrofili, riduzione dei linfociti;
  • induce vasocostrizione del microcircolo.

Controindicazioni

  • terapia anti-trombotica con anticoagulanti orali (TAO) come warfarin (Coumadin) o acenocumarolo (Sintrom) che giscono sulla sintesi di alcuni fattori della coagulazione vitamina K dipendenti (II, VII, IX, X) o i nuovi anticoagulanti orali (NAO) che agiscono sul fattore X della cascata della coagulazione, come rivaroxaban (Xarelto), apixaban (Eliquis) e dabigatran (Pradaxa): per aumentato rischio di sanguinamento all'interno dell’articolazione;
  • atleti agonisti: rischio di positività ai controlli antidoping;
  • diabete: aumento della glicemia dopo l’infiltrazione;
  • ipertensione: aumento della pressione dopo l’infiltrazione;
  • immunodepressione: aumentato rischio di infezione locale;
  • osteoporosi severa: aggravamento dell'osteoporosi dell'articolazione trattata.

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