03 Marzo 2024

Patologie trattate con intervento di protesi d'anca

1. Artrosi primaria:

E’ la più frequente patologia trattata con operazione di protesi di anca. Coxartrosi o artrosi dell’anca è una alterazione delle cartilagini o fibrocartilagini articolari, di natura degenerativa, potremmo dire un “invecchiamento articolare”, ed è spesso secondaria ad un impingement femoroacetabolare (FAI), una condizione dell'anca in cui la morfologia alterata predispone alla degenerazione prematura dell’articolazione.
Questa alterazione morfologica è classificata come tipo cam, pincer o mista.
La morfologia tipo cam descrive una perdita di sfericità della testa del femore, quella tipo pincer descrive un acetabolo con una copertura eccessiva della testa del femore e la morfologia mista descrive una combinazione delle due deformità. Queste forme dell'anca possono causare un impatto del collo del femore contro il bordo acetabolare durante un intervallo di movimento funzionale, con conseguente danno al labbro (che è attaccato al bordo), delaminazione della cartilagine acetabolare adiacente e, nel tempo, artrosi secondaria. La prevalenza della morfologia FAI è osservata in circa un quinto della popolazione generale. Meno del 25% delle persone colpite sviluppa dolore (sindrome FAI) o artrosi, sebbene fino al 50% di tutte le artrosi dell'anca possa svilupparsi come FAI.
A: anca normale
B: anca tipo cam
C: anca tipo pincer

Recentemente sono state studiate anche cause extra-articolari di conflitto che potrebbero contribuire alla sintomatologia del dolore all'anca e alla ridotta mobilità. Nel gruppo delle patologie da conflitto extra-articolare, il subspine impingement (SSI) è caratterizzato da un contatto anormale tra il collo del femore e la spina iliaca anteriore inferiore (AIIS). La frequenza di SSI in combinazione con FAI è stata descritta come tra il 23,7% e 32,0% nei pazienti con dolore all’anca.

2. Artrosi secondaria:

- metabolica: per es. artropatia da deposito di cristalli, emocromatosi, obesità;
- meccanica:
esito displasia congenita dell’anca, epifisiolisi, perthes, coxa vara/valga/plana, post-traumatica in esiti di fratture-lussazioni del femore e/o del bacino, esito artrodesi, esito osteotomie, conflitto femoroacetabolare;
- infiammatoria:
artrite reumatoide, artrite psiorasica, artrite reattiva, forme di artrite autoimmunitarie sieronegative;
- esito di artrite settica (o osteomielite)

3. Frattura del collo del femore

E’ una lesione che si verifica generalmente in soggetti di più di 50 anni ed è 3 volte più frequente nelle donne che negli uomini (3,4:1). Può verificarsi per caduta dalla stazione erette o spontaneamente a causa di una grave osteoporosi (frattura da stress delle trabecole ossee). La frattura del collo del femore produce una drammatica riduzione dell’apporto ematico della testa femorale che può portare ad una necrosi avascolare della stessa. Si manifesta con dolore inguinale o gluteo, limitazione dell’articolarità, impotenza funzionale e, quando la frattura è scomposta, si presenta con un arto inferiore accorciato e atteggiato in adduzione ed extrarotazione.

4. Osteonecrosi asettica dell’epifisi prossimale del femore

La necrosi avascolare o asettica della testa del femore è causata dall’ischemia (ovvero un insufficiente apporto di ossigeno alle cellule ossee) conseguente ad una frattura del collo del femore. L’ischemia è determinata da una lesione dei vasi retinacolari, maggiore è lo spostamento dei monconi di frattura e maggiore la gravità del danno sulla vascolarizzazione principale. Inoltre l’ematoma intracapsulare, che deriva dalla frattura del collo femore, può determinare un aumento della pressione intrarticolare tale da occludere il drenaggio venoso o limitare l’afflusso arterioso contribuendo ulteriormente ad indurre ischemia della testa femorale. La necrosi si verifica nel 10-15% delle fratture composte e nel 30-35% di quello scomposte.

5. Tumori ossei della porzione prossimale del femore o dell’acetabolo

Si possono localizzare a livello dell’anca sia tumore benigni che maligni.
Tra i primi cito principalmente due condizioni che coinvolgono il tessuto sinoviale dell’articolazione: condromatosi sinoviale e sinovite villonodulare pigmentosa. Questi tumori benigni possono danneggiare gravemente l’articolazione, per la loro peculiare aggressività locale.
I tumori maligni possono essere primitivi (nascono dal tessuto osseo e sono in crescita continua negli ultimi anni) o secondari (metastatici, ovvero si localizzano al tessuto osseo ma originano da altri tessuti, come le mammelle e la prostata). I più comuni tumori ossei a livello del femore sono: Osteosarcoma (diffuso soprattutto tra gli adolescenti), il Condrosarcoma (diffuso tra gli adulti) e il Sarcoma di Ewing (colpisce in particolare i bambini). Il condrosarcoma presenta spesso sintomi che vengono confusi con altre patologie come artrosi, osteoporosi e infiammazioni. Quando il tumore invade primariamente solo il tessuto osseo, agendo tempestivamente con una diagnosi corretta, è possibile asportare la neoformazione tumorale risparmiando l’arto e applicando una protesi d’anca, anche con tecniche mininvasive. La ricostruzione del femore prossimale può avvenire tramite protesi composita che può essere modulare o su misura. Uno stelo femorale standard, corto o lungo, può essere utilizzato per le lesioni di piccola taglia limitate all’epifisi e al collo del femore così come per il trattamento palliativo delle metastasi femorali prossimali. La ricostruzione dell’articolazione viene assicurata da una protesi d’anca cefalica o da una protesi totale dell’anca.

6. Esito protesi di anca dolorosa ovvero in caso di fallimento di precedenti interventi

L’intervento di revisione di una parte o di tutto un impianto di protesi d’anca si rende necessario quando si sia verificata un’infezione, una frattura periprotesica, una mobilizzazione meccanica (asettica), usura della superficie articolare, in presenza di lussazione recidivane o instabilità, reazione avversa dei tessuti locali con osteolisi e fallimento dell’impianto. Le proiezioni basate su studi sulla popolazione indicano un continuo aumento della prevalenza delle procedure di revisione, nonostante i cambiamenti nel design dell'impianto e nella tecnica chirurgica.

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